ANATOMIA PATOLOGICA
Glossario della patologia mammaria
Fibrosarcoma (sin. sarcoma stromale) Varietà
molto rara di sarcoma mammario nella forma pura, rappresenta la più
frequente evoluzione maligna del tumore fillode (vedi).
Fibrosclerosi Vedi fibrosi.
Fibrosi (sin.: mastopatia fibrosa, fibrosclerosi,
fibrosi focale) Lesione involutivo-regressiva con atrofia lobulare, caratterizzata
da rimaneggiamento stromale scleroialino che dà massa palpabile. Non
comporta alcun aumento di rischio di comparsa di carcinoma.
Fibrosi focale Vedi fibrosi.
Fibrosi periduttale Vedi ectasia duttale.
Fillode, tumore Vedi tumore fillode.
Fistola duttale Vedi ascesso subareolare recidivante.
Galattocele Lesione caratteristica della mammella
lattante, consistente di dotti dilatati ripieni di secreto latteo. Non comporta
alcun aumento di rischio di comparsa di carcinoma.
Ginecomastia Lesione iperplastica monolaterale
o bilaterale della mammella maschile, caratterizzata da proliferazione epiteliale,
talora pseudopapillare, nel lume di dotti anche neoformati (var.: G. florida),
che nel tempo può involvere con sclerosi periduttale (var.: G. fibrosa).
Da differenziare dalla pseudoginecomastia, consistente in un aumento del solo
tessuto adiposo. Non comporta aumento significativo del rischio di comparsa
di carcinoma, tranne che quando espressione della rara sindrome di Klinefelter
(RR = 20).
Grado istologico di malignità La valutazione
del grado va effettuata su tutti i tipi istologici di carcinoma invasivo.
Il sistema di grading utilizzato va specificato nel referto diagnostico: si
raccomanda a questo proposito lutilizzazione del cosiddetto sistema di
Nottingham o di Elston-Ellis (versione modificata del metodo di Scarff-Bloom
e Richardson) (Histophatology 1991; 19: 403-410). Il metodo prevede la valutazione
di tre variabili della morfologia tumorale:
formazione di tubuli, pleomorfismo nucleare e numero di mitosi. Per ogni variabile
sono assegnati da 1 a 3 punti, la somma del punteggio determina il grado istologico
complessivo. Il conto delle mitosi è determinato dal numero delle figure
mitotiche su 10 campi consecutivi a forte ingrandimento (25X o 40X) nelle aree
del tumore a maggiore attività mitotica. Devono essere contate solo le
figure mitotiche chiaramente identificabili (per es. cellule in profase, metafase
o anafase); i nuclei ipercromatici, in carioressi o apoptotici devono essere
esclusi. A causa della variabilità delle dimensioni dei campi microscopici,
per ciascun microscopio deve essere determinata larea di un
campo a forte ingrandimento ed il punteggio da attribuire al numero delle mitosi
va determinato sulla base dellarea, si rimanda pertanto alle tabelle di
conversione relative.
Formazione di tubuli:
maggior parte del tumore: > del 75%
Score 1
moderata quantità: tra il 10 ed il 75%
Score 2
assente o minima: < al 10%
Score 3
Pleomorfismo nucleare:
nuclei piccoli e regolari
Score 1
moderata variabilità di forma e dimensioni
Score 2
marcata variabilità di forma e dimensioni, nucleoli prominenti
Score 3
Numero di mitosi:
Per un obiettivo 40X con un diametro di campo di 0.44mm (area = 0.152 mm quadrati)
lo score dellattività mitotica
è il seguente:
0-5 mitosi per 10 HPF Score 1
6-10 mitosi per 10 HPF Score 2
> 11 mitosi per 10 HPF Score 3
I vari punteggi ottenuti per le singole variabili vengono sommati ed il grado
istologico viene assegnato da 1 a 3 come segue:
Grado 1= punteggio da 3 a 5
Grado 2 = punteggio da 6 a 7
Grado 3 = punteggio da 8 a 9
Granuloma lipofagico Vedi liponecrosi.
Invasione tumorale linfatica Vedi carcinosi endolinfatica.
Invasione tumorale ematica Vedi carcinosi endovenosa.
Iperplasia borderline. Vedi iperplasia duttale
atipica e iperplasia lobulare atipica.
Iperplasia duttale Vedi epiteliosi.
Iperplasia duttale atipica (sin.: lobulo atipico
tipo A, grado IV; iperplasia grado 4, iperplasia duttale borderline) Lesione
proliferativa epiteliale dei dotti terminali intra-extralobulari e dei lobuli,
non organoide, caratterizzata dalla cospicua proliferazione endoluminale che
si stratifica e struttura allinterno del lume dilatandolo con confluenza
delle unità sub-lobulari in più ampie cavità similduttali;
presenta aspetti citologici e strutturali sovrapponibili a quelli del carcinoma
intraduttale non-comedonico, dal quale si differenzia esclusivamente in termini
quantitativi (un solo lume simil-duttale interessato). Comporta un aumento del
rischio di comparsa di carcinoma (RR = 4-5), nella mammella omo- o controlaterale
con pari frequenza, incrementato dalla familiarità specifica positiva.
Tuttora oggetto di discussione risulta essere lopportunità di considerare
liperplasia duttale atipica una categoria diagnostica nettamente distinta
dal carcinoma intraduttale: secondo alcuni autori liperplasia duttale
atipica è sinonimo di carcinoma duttale in situ di tipo clinging
ben differenziato.
Iperplasia fibroadenomatoide Vedi iperplasia lobulare
sclerosante.
Iperplasia lobulare (sin.: lobulo atipico tipo
B, grado I-III; iperplasia grado I-III) Lesione iperplastica con conservata
polarità dellepitelio dei duttuli lobulari che appaiono lievemente
distesi, con lume ristretto ma persistente. Non comporta aumento significativo
di rischio di comparsa di carcinoma.
Iperplasia lobulare atipica (sin.: lobulo atipico
tipo B, grado IV; iperplasia grado 4; iperplasia lobulare borderline) Lesione
proliferativa dei dotti terminali intra-extralobulari e dei lobuli, organoide,
caratterizzata da proliferazione intraluminale scarsamente coesiva del rivestimento
epiteliale, con obbliterazione del lume e distensione dei duttuli ma conservazione
della struttura lobulare; presenta aspetti citologici e strutturali sovrapponibili
a quelli del carcinoma lobulare in situ dal quale si differenzia esclusivamente
in termini quantitativi (meno di metà lobulo interessato). Comporta un
aumento del rischio di comparsa di carcinoma (RR = 4-5), nella mammella omo-
o controlaterale con pari frequenza, discretamente aumentato se associato ad
estensione pagetoide ai dotti limitrofi (RR = 6-7), incrementato dalla familiarità
specifica positiva.
Iperplasia lobulare sclerosante (sin.: iperplasia
fibroa-denomatoide) Modificazione fibroadenomatosa di singoli lobuli che mantengono
la loro individualità; si può osservare oltre che isolata
o limitrofa e compartecipe di un fibroadenoma nel contesto di una fibrosi
o di una mastopatia fibrocistica. Non comporta alcun aumento di rischio di comparsa
di carcinoma.
Iperplasia stromale pseudoangiomatosa Fibrosi cheloidea
dello stroma interlobulare dissociata da fessure similcapillari rivestite da
cellule di sponda interpretate come endoteli, riferibili al labirinto linfatico,
o come miofibroblasti. Infrequente come massa palpabile che macroscopicamente
ricorda un fibroadenoma, più di frequente si reperta come lesione microscopica
di accompagnamento ad altre lesioni.
Ipertrofia giovanile Vedi ipertrofia virginale.
Ipertrofia virginale (sin.: I. giovanile, I. puberale,
macromastia)
Lesione iperplastica mono-bilaterale, caratterizzata da formazione in eccesso
di tessuto ghiandolare e stromale fibroadiposo. Non comporta alcun aumento di
rischio di comparsa di carcinoma.
Istiocitoma fibroso maligno Varietà di sarcoma
dei tessuti molli descritto dopo irradiazione della mammella o nellevoluzione
di un tumore fillode maligno (vedi).
Istotipo Varietà istologica di lesione proliferativa
benigna o maligna, definita da caratteristiche morfologiche spesso corrispondenti
ad isto-morfogenesi e con storia naturale e/o clinica differenziate.
Leiomioma Lesione neoplastica benigna del tessuto
muscolare liscio vascolare o del capezzolo, in cui più spesso si reperta.
Non comporta aumento significativo del rischio di comparsa di neoplasia maligna.
È supposto essere la matrice del rarissimo leiomiosarcoma.
Leiomiosarcoma Varietà molto rara di sarcoma
mammario nella forma pura, rappresenta una possibile evoluzione maligna del
tumore fillode (vedi).
Lesione scleroelastosica (sin.: radial scar, cicatrice
raggiata, epiteliosi infiltrante, proliferazione papillare sclerosante, lesione
sclerosante non-incapsulata, adenosi sclerosante con pseudoinfiltrazione) Lesione
iperplastica raggiata, epiteliale e stromale caratterizzata da adenosi ed epiteliosi
disposte a corona attorno ad un centro scleroelastosico. Rilevabile mammograficamente
come addensamento raggiato, raramente come massa palpabile (var.: lesione sclerosante
complessa). Non comporta, come tale, aumento significativo di rischio di comparsa
di carcinoma. La proliferazione epiteliale eventualmente concomitanti deve essere
valutata e refertata, per se stesse.
Lesione sclerosante complessa Vedi lesione scleroelastosica.
Lesione sclerosante non-capsulata Vedi lesione
scleroelastosica.
Linfangiosarcoma Vedi angiosarcoma post-mastectomia.
Linfoma maligno Localizzazione molto rara di linfoma
primitivo B-linfocitario (in particolare di tipo mucosa-associato, MALT) o meno
frequentemente T-linfocitario, di variabile istotipo; più frequentemente
secondario a processi sistemici di cui costituisce liniziale presentazione.
Lipoma Lesione neoplastica benigna del tessuto
adiposo.
Lipomatosi Sostituzione adiposa consensuale alla
atrofia del parenchima ghiandolare.
Liponecrosi (sin.: granuloma lipofagico, cellulite
lipofagica) Lesione flogistica granulomatosa reattiva a necrosi traumatica del
tessuto adiposo, evolvente in sclerosi e talora calcificazione.
Liposarcoma Varietà molto rara di sarcorna
mammario nella forma pura, rappresenta una possibile evoluzione maligna del
tumore fillode (vedi).
Lobulo atipico, Tipo A (gradi da I a V) Vedi epiteliosi,
iperplasia duttale atipica, carcinoma intraduttale.
Lobulo atipico, Tipo B (gradi da I a V) Vedi iperplasia
lobulare, iperplasia lobulare atipica, ca. lobulare in situ.
Lobulo lattante Modificazione secretiva di singoli,
o gruppi, di lobuli osservabile anche a carico delladenoma tubulare
e del fibroadenoma analoga a quella osservata nella mammella allattante;
si osserva in genere in donne che assumono farmaci ormonali e anticoncezionali,
ma anche sporadicamente in postmenopausa per aumentata recettività focale
agli ormoni. Non comporta alcun aumento di rischio di comparsa di carcinoma.
Lobulo persistente Anomalia del processo involutivo
fisiologico post-menopausale, caratterizzata da persistenza di lobuli normotrofici
in un contesto atrofico. È ritenuta un marker fenotipico di anomala risposta
ormonale focale, riscontrabile più di frequente in associazione a lesioni
proliferative preneoplastiche. Non comporta come tale alcun aumento di rischio
di comparsa di carcinoma.
Macrocisti Vedi cisti.
Macromastia Vedi ipertrofia virginale.
Malattia cistica Vedi mastopatia fibrocistica.
Margini di resezione In caso di chirurgia conservativa,
la valutazione dei margini di resezione offre un parametro predittivo delle
recidive locali. Nonostante la difformità delle definizioni per quanto
concerne negatività e positività, in genere il (i) margine(i)
viene (vengono) considerato(i) positivo(i) se interessato(i) direttamente
dal carcinoma (intraduttale, invasivo, od entrambi).
Mastite Processo flogistico complicante ectasia
duttale (vedi), cisti (vedi), fistole (vedi); altre mastiti possono riconoscere
una etiologia infettiva (M. acuta suppurativa da strepto-stafilococchi della
mammella lattante, M. tubercolare, M. actinomicotica).
Mastite linfocitaria Addensamento fibroso cheloideo,
talora producente massa palpabile, caratterizzato da infiltrazione linfocitaria
peri-intralobulare, periduttale e perivascolare; spesso si associa a diabete
mellito insulino-dipendente o ad altre affezioni autoimmunitarie.
Mastite carcinomatosa Vedi carcinoma infiammatorio.
Mastoma Vedi amartoma.
Mastopatia fibrocistica (sin.: displasia mammaria
vedi, fibroadenosi, mastopatia o malattia cistica, ecc.) Complesso di
lesioni lobulari elementari variamente associate, iperplastiche ed involutive
(cisti, adenosi, epiteliosi, fibrosi, eventualmente iperplasie atipiche). Non
comporta, come tale, aumento significativo di rischio di comparsa di carcinoma.
La proliferazione epiteliale presente deve essere valutata e refertata, per
se stessa.
Mastopatia fibrosa Vedi fibrosi.
Mastopatia giovanile Vedi papillomatosi giovanile.
Mastopatia involutiva Vedi atrofia, fibrosi, lipomatosi.
Mastopatia proliferativa Definizione generica comprensiva
di tutte le lesioni che comportano proliferazione cellulare; se ne sconsiglia
luso; qualora utilizzata, vanno specificate le lesioni presenti nel caso
in esame.
Metaplasia apocrina Modificazione della differenziazione
epiteliale che rispecchia lorigine dallepitelio sudoriparo apocrino.
È ritenuta da alcuni autori un marker fenotipico associato specie
quando in forma di iperplasia papillare a coesistenti lesioni proliferative,
e quindi al rischio a queste correlato, da valutare singolarmente. Non comporta
come tale alcun aumento di rischio di comparsa di carcinoma.
Metaplasia apocrina atipica Vedi adenosi apocrina.
Metaplasia colonnare Vedi adenosi a dotti
smussati.
Metaplasia mioide Vedi fibroadenoma.
Metaplasia osteo-cartilaginea benigna Modificazione
della differenziazione stromale, osservabile nel contesto di fibroadenoma, adenoma
pleomorfo, condrolipoma, papilloma; non comporta alcun aumento di rischio di
comparsa di carcinoma.
Metaplasia osteo-cartilaginea maligna (sin.: carcinoma
producente matrice, vedi) Modificazione della differenziazione epiteliale che
riflette il potenziale metaplastico di un carcinoma infiltrante le cui cellule
producono direttamente matrice cartilaginea e/o ossea.
Metaplasia squamosa benigna Modificazione della
differenziazione epiteliale in senso piatto pluristratificato, spesso cheratinizzante,
osservabile nel contesto di fibroadenoma, papilloma, tumore fillode, ginecomastia;
non comporta come tale alcun aumento di rischio di comparsa di carcinoma.
Microcisti Vedi cisti.
Minimal breast cancer Vedi carcinoma
minimo.
Mioblastoma (sin.: tumore a cellule granulose)
Lesione neoplastica benigna originante dalle cellule delle guaine nervose. Non
comporta alcun aumento di rischio di comparsa di neoplasia maligna.
Mioepitelioma Neoplasia caratterizzata da proliferazione
di cellule mioepiteliali; tende a recidivare per il carattere infiltrativo dei
margini.
Mioepitelioma maligno Vedi carcinoma mioepiteliale.
Mioepiteliosi Iperplasia mioepiteliale intraduttale
talora papillare, o periduttale associata ad adenosi sclerosante.
Mondor, sindrome di Tromboflebite della vena superficiale
toraco-epigastrica.
Mucocele Accumulo di materiale mucinoso endocistico
talora permeante lo stroma circostante, manifestandosi come massa palpabile;
può simulare il carcinoma mucinoso, al quale inoltre può trovarsi
associato, così come a carcinoma intraduttale e ad iperplasia duttale
atipica, la cui presenza va attentamente indagata ed esclusa.
Necrosi Oltre alle lesioni su base vascolare classica
(infarto), può prodursi in fibroadenomi o tessuto mammario normale durante
la gravidanza e lallattamento, oppure in pazienti trattate con anticoagulanti
cumarinici. Nellambito dei carcinomi, una necrosi estesa, di tipo non
comedonico, da valutarsi percentualmente, rappresenta un fattore prognostico
negativo.
Neoplasia lobulare Vedi carcinoma lobulare in situ.
Osteosarcoma. Vedi sarcoma osteogenico, vedi carcinoma
metaplastico.
Paget, malattia di Propagazione intraepidermica
per contiguità di carcinoma intraduttale, in genere di tipo comedo, realizzante
una lesione simil-eczematosa del capezzolo ed eventualmente dellareola;
associata spesso a carcinoma infiltrante, quasi sempre presente quando esista
massa palpabile sottostante la lesione cutanea.
Pagetoide, estensione Propagazione subepiteliale
per contiguità endoluminale di proliferazioni epiteliali lobulari (iperplasia
lobulare atipica, di cui incrementa lievemente il RR; carcinoma lobulare in
situ) ai dotti limitrofi, ne impone la ricerca quando evidenziata in tessuto
altrimenti benigno.
Papilloma intracistico Vedi papilloma intraduttale.
Papilloma intraduttale (sin.: papilloma solitario
centrale) Lesione neoplastica benigna a differenziazione epi-mioepiteliale dei
grossi dotti sub-areolari, caratterizzata da neoformazione papillare che dilata
il lume duttale talora sino a dimensioni cistiche (var.: papilloma intracistico,
cistoadenoma papillare), responsabile di secrezione anomala, spesso ematica,
dal capezzolo. Non comporta aumento significativo di rischio di comparsa di
carcinoma.
Papilloma periferico Lesione iperplastica del
rivestimento epiteliale dei lobuli e dei dotti terminali intra-extralobulari,
spesso multipla, caratterizzata da proliferazione epiteliale anche spiccata
e talora in forma papillare che dilata il lume sino alla confluenza delle unità
sublobulari in più ampie stutture pseudo-duttali. Rilevabile come massa
palpabile periferica, non è allorigine di secrezione anomala dal
capezzolo. Comporta un rischio lievemente aumentato di comparsa di carcinoma
(RR = 1.5-2), incrementato quando si rileva atipia (vedi iperplasia duttale
atipica).
Papilloma solitario centrale Vedi papilloma intraduttale.
Papillomatosi Vedi epiteliosi.
Papillomatosi florida del capezzolo Vedi adenoma
del capezzolo.
Papillomatosi giovanile (sin.: Swiss cheese
disease, mastopatia giovanile) Lesione iperplastica del rivestimento epiteliale
dei lobuli e dei dotti terminali intra-extralobulari, caratterizzata da proliferazione
epiteliosica talora spiccata e da dilatazione cistica delle subunità
lobulari.
Rilevabili in età prevalentemente giovanile come massa palpabile. Rimarca
una suscettibilità familiare allo sviluppo di carcinoma; entità
del rischio per la paziente portatrice ancora indeterminata, ma proporzionata
a quella delle singole lesioni proliferative costitutive. Viene suggerita attenta
sorveglianza in caso di lesione bilaterale, multicentrica e recidivante.
Papillomatosi subareolare Vedi adenoma del capezzolo.
Pseudoginecomastia Vedi ginecomastia.
Pseudosarcoma Vedi carcinoma a cellule piatte.
Proliferazione papillare sclerosante Vedi lesione
sclero-elastosica.
Rabdomiosarcoma Vedi tumore fillode maligno.
Radial scar Vedi lesione scleroelastosica.
Rischio relativo (sin.: RR) Misura del rischio
comunemente usata in epidemiologia oncologica nel confronto tra popolazioni
di pazienti, definisce la probabilità in eccesso di sviluppare (incidenza)
(o morire di mortalità) un carcinoma comportata dalla presenza di un
fattore di rischio, rispetto al rischio base per definizione = 1 in assenza
di detto fattore.
RR Vedi rischio relativo.
Sarcoma osteogenico (sin.: osteosarcoma) Varietà
molto rara e altamente maligna di sarcoma mammario nella forma pura, rappresenta
più spesso unevoluzione maligna del tumore fillode (vedi).
Sarcoma stromale Vedi fibrosarcoma.
Sferulosi collagena Proliferazione epimioepiteliale
intraluminale con iperproduzione di materiale costitutivo della membrana basale
raccolto in sferule realizzanti lumi pseudoghiandolari. Reperto microscopico
occasionale, non comporta aumento significativo di rischio di comparsa di carcinoma.
Stewart-Treves, sindrome di Vedi angiosarcoma post-mastectomia.
Swiss cheese disease Vedi papillomatosi giovanile.
Tromboflebite superficiale Vedi mondor, sindrome
di.
Tumore adenosico Vedi adenosi.
Tumore fillode (sin.: cistosarcoma fillode) Neoplasia
mammaria, pseudo-capsulata e spesso cistica, a componente mista connettivale
ed epiteliale, istologicamente classificabile come benigna, borderline o a basso
grado di malignità, maligna in base agli aspetti istologici della componente
stromale, la cui proliferazione neoplastica è allorigine della
neoplasia. Tende comunque a recidivare se incompletamente asportato ed eventualmente
a de-differenziarsi con protrarsi del decorso e quindi con il succedersi delle
recidive: la malignità sia essa originaria o prodottasi per de-differenziazione
può assumere aspetto di fibrosarcoma, liposarcoma, sarcoma osteogenico
o osteosarcoma, condrosarcoma, leiorabdomiosarcoma, istiocitoma fibroso maligno
(vedi) e
comporta capacità metastatica principalmente per via ematica.
Tumore misto benigno Vedi adenoma (pleomorfo).
È raccomandabile una refertazione uniforme, da parte dei vari centri,
utilizzando categorie standardizzate che rispondano a fini terapeutici, in accordo
con quanto proposto dalle linee guida Europee (European Guidelines for Quality
Assurance in Mammography Screening, 2 nd
Edition, ECSC-EC-EAEC, Brussels, Luxembourg, 1996).
C1 inadeguato
Indica un campione scarsamente cellulato o una preparazione inadeguata.
La definizione di un aspirato come inadeguato è in un certo
qual modo un giudizio soggettivo e può dipendere dallesperienza
sia di chi effettua lagoaspirazione sia di chi effettua la lettura del
preparato. Una cellularità scarsa (solitamente meno di 5 aggregati di
cellule epiteliali) è sufficiente a far considerare un agoaspirato inadeguato.
Anche artefatti di preparazione o una eccessiva presenza di sangue potrebbero
essere la causa di agoaspirati inadeguati.
Gli artefatti di preparazione includono:
1. schiacciamento, quando durante lo striscio viene esercitata una pressione
eccessiva;
2. essiccamento, quando: a) strisci da trattare essiccati vengono lasciati asciugare
troppo lentamente o b) quando strisci freschi vengono fatti asciugare prima
del trattamento con fissativo liquido;
3. strisci spessi, quando uno strato di sangue, di liquido ricco di proteine
o di cellule oscura il quadro, rendendo impossibile la diagnosi.
È spesso utile riportare un commento circa la causa di inadeguatezza
del campione.
C2 benigno/negativo
Indica un prelievo adeguato in cui non si riconoscono elementi cellulari con
caratteri di malignità.
Lagospirato in questo caso è spesso scarsamente o moderatamente
cellulato ed è costituito principalmente da cellule epiteliali duttali
regolari. Queste sono disposte generalmente in monostrato ed hanno caratteri
morfologici di benignità. Lo sfondo è costituito solitamente da
nuclei nudi isolati o raggruppati. Se nella mammella sono presenti cisti allora
possono far parte del quadro macrofagi schiumosi e cellule apocrine regolari.
Frammenti di tessuto fibroadiposo e/o adiposo sono reperti comuni. Una diagnosi
di lesione specifica per esempio: fibroadenoma, liponecrosi, mastite granulomatosa,
ecc. può essere suggerita qualora siano presenti aspetti morfologici
che consentano di fare la diagnosi con un certo grado di sicurezza.
C3 atipia/probabilmente benigno
Possono essere presenti tutte le caratteristiche di agoaspirato benigno come
descritto sopra. In aggiunta sono presenti aspetti morfologici che normalmente
non fanno parte di un quadro di benignità, come i seguenti, da soli o
in combinazione:
1. pleomorfismo nucleare;
2. un certo grado di perdita della coesione cellulare;
3. modificazioni citoplasmatiche e nucleari indotte da ormoni (gravidanza, contraccettivi
orali, HRT) o trattamenti terapeutici.
Questi reperti possono essere accompagnati da una cellularità aumentata.
Così definito, questo gruppo rappresenta circa il 20% dei casi che successivamente
risultano maligni.
C4 sospetto di malignità
Lopinione è che il materiale è suggestivo ma non sicuramente
diagnostico di malignità. Ci sono 3 ragioni principali:
1. il campione è scarso, mal conservato o mal preparato, ma sono presenti
alcune cellule con i caratteri della malignità;
2. il campione può mostrare alcuni aspetti di malignità in assenza
di cellule chiaramente maligne. Il grado di atipia è più severo
rispetto alla categoria precedente;
3. il campione presenta un quadro globale di benignità con numerosi nuclei
nudi e/o lamine coesive di cellule, ma alcune cellule mostrano chiari connotati
di malignità. Così definito, questo gruppo rappresenta circa l80%
dei casi che successivamente risultano maligni.
C5 maligno/positivo
Indica un campione adeguato contenente cellule caratteristiche del carcinoma
o di altra neoplasia maligna. Non si dovrebbe porre diagnosi di malignità
sulla base di un singolo criterio ma sulla combinazione di più criteri
citologici.
Nel caso di campioni prelevati con FNAC sotto guida stereotassica, quando la
lesione è rappresentata da microcalcificazioni mammografiche, è
molto utile per il radiologo che venga annotata nel referto la presenza, nel
preparato citologico, di microcalcificazioni. Se la calcificazione è
presente nel materiale prelevato, il radiologo può essere certo che la
lesione è stata campionata accuratamente e che la probabilità
di un falso negativo dovuto ad un errore di centratura della lesione è
bassa. Questo può consentire di decidere con maggior sicurezza se la
paziente debba essere richiamata routinariamente o rescreened entro
breve tempo piuttosto che essere sottoposta a biopsia. È preferibile
inoltre che sia specificato il tipo di calcificazione (idrossiapatite o weddellite).
Le calcificazioni da sole non rappresentano un elemento discriminante fra patologia
benigna o maligna.