CHIRURGIA RICOSTRUTTIVA
Lintervento di ricostruzione mammaria ha avuto in questi
ultimi anni un notevole impulso. Ciò è dovuto sia al considerevole
aumento della domanda, sia alla consapevolezza che lintervento ricostruttivo
non influenza il decorso della malattia e non interferisce con nessuna terapia
o indagine che segue lintervento demolitivo. La ricostruzione mammaria
è stata favorita non solo dallevoluzione delle tecniche di mastectomia
ma da scelte terapeutiche che sempre più spesso si avvalgono di interventi
conservativi, come quadrantectomia e tumorectomia: proprio in questi tipi di
interventi è sempre più frequente la collaborazione fra chirurgo
oncologo e chirurgo plastico. Lo sviluppo della chirurgia ricostruttiva ha determinato
il progresso delle tecniche già utilizzate, lintroduzione di nuove
nonché la progettazione di impianti protesici con forme sempre più
sofisticate. Il livello dei risultati estetici della ricostruzione, tuttavia,
non può essere confrontato con quello della chirurgia estetica, che opera
su mammelle normali. Lentità della demolizione, determinata
dallasportazione più o meno ampia di tessuti cutanei e/o muscolari,
influenza lesito dellintervento ricostruttivo. Risultati esteticamente
modesti possono essere considerati tecnicamente buoni alla luce
del fatto che non si può fare di meglio. Tra i fattori che, indipendentemente
dalle tecniche utilizzate, influiscono negativamente sul risultato ricostruttivo
vi sono la fibrosi periprotesica, le retrazioni cicatriziali, laumento
o le variazioni del peso della paziente. Le mammelle ricostruite con protesi
possono risultare meno naturali rispetto a quelle in cui sono stati utilizzati
tessuti autologhi anche in virtù di una maggior fissità
della protesi nei movimenti del torace. È essenziale che le pazienti
conoscano i limiti degli interventi ricostruttivi e che siano informate anche
della necessità, non infrequente, di reinterventi in caso di ricostruzioni
non soddisfacenti nonché di una adeguata preparazione ed assistenza biomeccanica
in caso di grandi trasposizioni. Per quanto riguarda i tempi della ricostruzione,
è ormai tendenza generalizzata ricorrere, quando possibile, alla ricostruzione
immediata, cioè contestualmente allintervento di mastectomia.
Questo offre alla paziente due grossi vantaggi: 1) attenuare il senso di mutilazione
derivante dalla mastectomia; 2) evitare un ulteriore tempo chirurgico.
La scelta della tecnica ricostruttiva è il momento
più importante e impegnativo della ricostruzione mammaria. Tra lintervento
più semplice (introduzione della protesi sottopettorale) e quelli più
complessi (trasporto di lembi muscolo-cutanei) esistono molteplici possibilità
chirurgiche. Quale di queste sarà più adatta dipende da vari fattori:
età, aspettative della paziente, qualità dei tessuti in sede di
mastectomia, forma e volume del seno controlaterale, parametri biomeccanici
(assetto gravitario, coordinativo, osteomiofasciale) (Tab. 8).
| TAB. 8 - Schema della scala di complessità degli interventi ricostruttivi in relazione al deficit residuo e alla morfologia della mammella controlaterale che, al bisogno, può essere modificata con interventi di mastopessi o mastoplastica riduttiva | ||
| Mammella controlaterale | ||
| Piccola (250 cc) e media (400 cc) | Grande > 400 cc) | |
| Muscolo pettorale presente e trofico, cute e sottocute ben rappresentati |
Protesi Espansore Espansore permanente |
Espansore Espansore permanente Toraco-dorsale + protesi Grande dorsale, TRAM |
| Muscolo pettorale presente e trofico, cute e sottocute poco rappresentati |
Espansore Toraco-dorsale + protesi |
Grande dorsale TRAM |
| Muscolo pettorale assente o ipotrofico, cute e sottocute suff. o insuff. |
Grande dorsale TRAM |
Grande dorsale TRAM |
In relazione alla quantità e alla qualità del tessuto cutaneo e muscolare presente la ricostruzione potrà essere effettuata o con la sola introduzione, in sede sottomuscolare, di una protesi in silicone definitiva, o ricorrendo allimpiego di espansori temporanei e permanenti. Nel caso in cui il difetto possa essere compensato con lapporto di solo tessuto cutaneo si potrà impiegare il lembo toraco-dorsale sempre accompagnato da un impianto. Quando, oltre al difetto cutaneo, risulti insufficiente anche il tessuto muscolare, si utilizzano i lembi miocutanei di grande dorsale o retto addominale. In questultimo caso la quantità di tessuto autologo che viene trasferita in sede di mastectomia è tale da non rendere necessario luso di una protesi.
Da molti anni sono disponibili impianti mammari studiati per sostituire
il volume della ghiandola asportata. Tutti questi impianti sono realizzati in
silicone, materiale che a tuttoggi viene considerato come il più
inerte nei confronti dei tessuti che lo ospitano. Recentemente al
silicone sono stati imputati effetti sfavorevoli nei confronti dellorganismo.
Questi effetti sono:
1. Carcinogenicità. Studi approfonditi su una vasta popolazione
escludono rapporti tra il cancro della mammella e la presenza di protesi in
silicone.
2. Insorgenza di malattie autoimmuni (sclerodermia, artrite reumatoide).
Gli studi sinora compiuti portano alla conclusione che non è dimostrabile
un rapporto causa effetto; i casi osservati tra le portatrici di protesi sono
percentualmente identici a quelli della popolazione normale. Se esiste un rischio
in questo senso, risulta bassissimo.
3. Complicanze locali. La complicanza locale più frequente è
la reazione fibrosa periprotesica, cioè la formazione di uno strato fibroso
retraente attorno alla protesi, espressione di una intolleranza dei tessuti
dellospite al corpo estraneo. Questa reazione rende la mammella ricostruita
più dura ed in casi estremi la deforma in modo evidente. Il fenomeno
è reso meno frequente da un trattamento dellinvolucro della protesi
(testurizzazione) che ne rende rugosa la superficie esterna. Altra complicanza
locale è rappresentata dalla rottura della protesi: questa può
provocare la fuoruscita del gel di silicone determinando un cambiamento di forma
e consistenza della mammella. Si pensa che dopo 10-12 anni le rotture possano
verificarsi con una certa frequenza.
Le protesi attualmente in uso sono:
1. Protesi in gel. Sono preriempite di gel di silicone con volume fisso.
2. Protesi a doppia camera. Sono costituite come le precedenti da un
nucleo di gel di silicone, attorno al quale è presente unaltra
camera contenente soluzione fisiologica.
3. Protesi ad espansione (expander). Contengono soluzione fisiologica:
vengono inserite parzialmente riempite, ed il rifornimento avviene attraverso
una valvola situata più spesso nel contesto della protesi. Sono impianti
temporanei.
4. Protesi ad espansione permanente. Hanno una parte esterna in gel di
silicone e una interna che viene riempita di soluzione fisiologica mediante
una piccola valvola posta nel sottocute: questo permette un adeguamento volumetrico
anche a distanza di tempo dallintervento chirurgico.
5. Protesi saline. Si riempiono di soluzione fisiologica al momento dellimpianto.
Hanno un involucro in silicone.
6. Protesi con idrogel.
7. Protesi con rivestimenti in poliuretano. Hanno un involucro di silicone
riempito di gel di silicone: il rivestimento esterno è in poliuretano,
sostanza che riduce significativamente la reazione fibrosa periprotesica.
La forma delle protesi
Le protesi sono genericamente a base rotonda e per uno stesso volume sono spesso disponibili due forme: profilo alto, con maggior proiezione e profilo normale, o moderato. Da qualche anno sono state realizzate protesi anatomiche che riproducono più fedelmente la forma della mammella. Sono grossolanamente a goccia con la parte superiore più piatta e quella inferiore più sporgente. Alcune di queste sono del tipo a polo corto, con una prevalenza dellasse orizzontale rispetto a quello verticale. Luso di queste protesi anatomiche è sempre più diffuso e consente di ottenere profili mammari più naturali.
La ricostruzione può essere eseguita, o almeno iniziata, già nel corso dellintervento di mastectomia (immediata) o in tempi successivi (differita). La ricostruzione immediata permette di evitare un secondo intervento e sicuramente diminuisce il senso di mutilazione e la conseguente reazione ansioso-depressiva, sempre presente dopo la mastectomia. Daltra parte la situazione anatomica alla fine dellintervento di mastectomia è tale da rendere più complesso il reperimento dei piani anatomici adatti al posizionamento dellimpianto. La ricostruzione differita viene praticata mediamente 4 o 5 mesi dopo lintervento demolitivo, con tutti i problemi che questa attesa comporta, ma con meno problemi organizzativi, non avendo connotati di urgenza. La ricostruzione immediata infatti, pone problemi logistici notevoli, soprattutto quando la scelta della tecnica cade su un lembo miocutaneo, la cui realizzazione richiede tempi operatori dellordine di 3-4 ore e molto spesso la trasfusione di almeno una unità di sangue. Si può quindi raccomandare la ricostruzione immediata pur considerando come standard la ricostruzione differita.
Possono essere sottoposti a ricostruzione gli esiti dei seguenti
interventi:
quadrantectomia;
mastectomia sottocutanea;
mastectomia con risparmio di cute (skin sparing);
mastectomia totale;
mastectomia totale con asportazione di entrambi i muscoli pettorali.
Ricostruzione dopo quadrantectomia
Gli esiti della quadrantectomia sono nella maggioranza dei casi soddisfacenti dal punto di vista estetico. La ricostruzione nellambito del trattamento conservativo è indicata per prevenire, o correggere, risultati estetici insoddisfacenti. Molto importante in questi casi è la correzione immediata, in quanto la radioterapia, peraltro necessaria in questi pazienti, riduce le possibilità chirurgiche di rimodellamento a distanza.
Deformità residue alla quadrantectomia
Le più frequenti deformità, talvolta associate,
sono rappresentate da:
deficit localizzato di tessuto mammario;
dislocazione o distorsione dellareola;
retrazione del parenchima (effetto della RT).
A seconda delle deformità si adotterà una delle seguenti tecniche:
rimodellamento del cono mammario;
integrazione di volume (protesi o lembo);
integrazione cutanea (lembo);
rimodellamento o riduzione della mammella controlaterale.
Sono necessarie tecniche diverse in rapporto al quadrante interessato. Si raccomanda
il rimodellamento immediato sia del difetto prodotto dalla quadrantectomia sia
della mammella controlaterale. Poiché gli effetti della radioterapia
sono piuttosto imprevedibili si può rendere necessario un secondo tempo
ricostruttivo. Lopzione di ricostruzione differita è da considerarsi
come standard.
La quadrantectomia supero-esterna è la situazione più favorevole
dal punto di vista estetico.
Le correzioni più frequentemente associate sono:
centralizzazione dellareola con trasposizione su lembo ghiandolare;
allungamento della cicatrice con plastica a Z;
integrazione del volume con protesi; In gravi difetti è necessaria
lintegrazione con un lembo miocutaneo: la prima scelta è il grande
dorsale, la seconda il retto addominale. Nella quadrantectomia inferiore le
alterazioni morfologiche sono spesso molto evidenti. La correzione, possibile
già al momento della demolizione, assimila la perdita di sostanza a quella
che si ottiene durante un intervento di mastoplastica riduttiva a peduncolo
superiore. Mediante unincisione nel solco sottomammario si creano due
lembi, mediale e laterale, che vengono distaccati dalla fascia muscolare (Fig.
12A). I due lembi vengono suturati luno allaltro per compensare
il difetto: lareola viene spostata in alto, al centro del nuovo cono mammario
(Fig. 12B). Ne risulta una sutura ad ancora tipica delle mastoplastiche
(Fig. 12C).
La
quadrantectomia centrale lascia di solito deformità molto gravi,
tanto che spesso viene posta indicazione per una mastectomia totale piuttosto
che per una exeresi parziale. Un rimodellamento immediato dà spesso risultati
soddisfacenti. Dopo lescissione dellareola e di un cilindro di tessuto
fino alla fascia pettorale, si disepitelizza unarea curvilinea nella parte
infero laterale della mammella, allinterno della quale si conserva unarea
di pelle rotonda
(Fig. 13A).
Si pratica unincisione al bordo mediale dellarea disepitelizzata,
fino alla fascia pettorale, e si separa il lembo ghiandolare così ottenuto
dalla fascia muscolare fino al margine laterale della ghiandola. Il lembo viene
ruotato superiormente a riempire il difetto creato dallexeresi (Fig. 13B)
e larea di cute rotonda viene suturata al posto dellareola (Fig.
13C).
RICOSTRUZIONE DOPO QUADRANTECTOMIA CON LEMBI DISTANTI
In caso di deformità molto gravi, in cui non è possibile un rimodellamento con i tessuti della stessa mammella, è necessario trasferire un lembo. La scelta più frequente è quella del grande dorsale che, con unisola cutanea adeguata, rende raro lapporto di una protesi. Unalternativa per difetti più importanti è costituita dal lembo di retto addominale.
Ricostruzione dopo mastectomia sottocutanea
La scelta della ricostruzione immediata è in questi casi praticamente obbligata. La retrazione cutanea che si sviluppa in breve tempo è un fattore molto sfavorevole per la ricostruzione differita. Limpianto della protesi deve anche qui, come sempre, essere al di sotto del piano muscolare, e quindi quasi sempre di volume limitato, a meno di scegliere una protesi ad espansione. Ne risulta che la tecnica di semplice inserimento della protesi è adatta solo a mammelle di volume piccolo o medio (fino a circa 300-350 cc). In caso di mammelle ptosiche, bisognerà ridurre il mantello cutaneo in modo che si adatti al nuovo volume. Va da sé che la mammella controlaterale dovrà essere sottoposta allo stesso trattamento, o almeno ad un adeguamento con una mastoplastica riduttiva o una mastopessi.
Tecnica per mammelle medie e piccole
Mastectomia sottocutanea attraverso unincisione nel solco sottomammario o parareolare. Creazione di uno spazio al di sotto del piano pettorale-serrato e impianto della protesi.
Tecnica per mammelle grandi o ptosiche
Sulla cute si delimita unarea da disepitelizzare, utilizzando lo stesso pattern delle mastoplastiche a peduncolo superiore. Si procede alla disepitelizzazione, alla mastectomia sottocutanea con il successivo trasporto dellareola sul lembo dermico a peduncolo superiore e mediale. Impianto della protesi al di sotto del piano muscolare. Sutura cutanea, che può essere a T rovesciata o solo periareolare con estensione verticale al solco. Una forma più soddisfacente si può ottenere impiantando un expander e sostituendolo a distanza di tempo con una protesi definitiva; in questo caso la paziente è obbligata ad un secondo intervento. Buoni risultati si sono ottenuti con gli expander permanenti, protesi in cui, a termine, è necessario rimuovere solamente la valvola: questi vengono gonfiati al massimo volume, per guadagnare con la distensione una maggior quantità di pelle, e successivamente ridotti per conferire ptosi e naturalezza alla mammella ricostruita.
Ricostruzione dopo mastectomia con risparmio di cute (skin sparing mastectomy)
La ricostruzione avviene sempre più spesso mediante un expander posizionato in una tasca sottomuscolare o mediante un lembo miocutaneo di retto addominale. In questultimo caso il lembo addominale viene inserito in posizione sottocutanea nella stessa situazione anatomica della ghiandola asportata. Il risparmio della componente cutanea rende i risultati, sia della ricostruzione con espansori sia di quella con tessuti autologhi, esteticamente molto favorevoli.