CHIRURGIA RICOSTRUTTIVA
Ricostruzione dopo mastectomia totale
Le tecniche si dividono in quelle che prevedono la reintegrazione del volume della mammella mediante un impianto in silicone, e quelle in cui si attua un trasferimento di tessuto mediante lembi muscolari e/o cutanei.
Ricostruzione con impianti
Quando è presente un muscolo grande pettorale trofico ed una componente cutanea sufficiente a rivestire un nuovo cono mammario, è possibile ricostruire la mammella con il semplice impianto di una protesi. La tasca chirurgica viene creata immediatamente al di sopra del piano costale, sollevando tutti i tessuti molli esistenti. Nel caso di ricostruzione immediata, bisogna porre grande cura per mantenere intatto il piano muscolo fasciale rappresentato da grande pettorale, serrato, e fascia di connessione con lobliquo. In caso di ricostruzione differita gli elementi anatomici sono uniti dal tessuto cicatriziale e sollevati insieme dal piano costale. In questi casi i migliori risultati si otterranno scollando le componenti muscolari inferiori, in corrispondenza della posizione del nuovo solco sottomammario, fino a livello del tessuto sottocutaneo. Di grande importanza è il progetto dellaltezza e dellestensione del solco, che deve essere speculare al controlaterale. Nelle ricostruzioni immediate si possono utilizzare protesi definitive di volume non superiore a circa 300 cc, mentre si può arrivare a 400 nelle ricostruzioni differite. Le protesi di volume maggiore sono impiantabili solo dopo la distensione della tasca chirurgica con un espansore.
GLI ESPANSORI TISSUTALI
Gli espansori mammari vengono utilizzati sia nella ricostruzione
immediata che nella differita allo scopo di distendere progressivamente il piano
cutaneo-muscolare per poter inserire protesi di volumi maggiori. Lutilizzo
degli espansori è tuttavia sempre più diffuso anche per ricostruire
mammelle più piccole: la distensione dei tessuti molli di rivestimento
nella metà inferiore della neomammella consente spesso di ottenere una
forma più naturale.
Luso degli espansori è diventato sempre più frequente nelle
ricostruzioni immediate, tanto da essere la prima scelta nella maggior parte
dei Centri. Ciò naturalmente obbliga ad un reintervento, ma i risultati
finali sono superiori. Questa tecnica non solo permette una scelta più
precisa delle dimensione della protesi, ma, attraverso unespansione progressiva,
evita di porre in anomala tensione la cute ed i muscoli che ricoprono limpianto.
Gli espansori oggi più usati sono a superficie testurizzata, di forma
ovale, con la valvola contenuta allinterno dellinvolucro. Il volume
varia da 300 a 1000 cc. Forme alternative sono quelle con prevalente diametro
orizzontale che hanno base nel solco ed un polo superiore più corto.
La valvola può essere anche esterna.
Il solco sottomammario. Negli ultimi anni il solco sottomammario
è stato riconosciuto come elemento estetico fondamentale della ricostruzione
mammaria. Utilizzando lembi di retto addominale o di grande dorsale il solco
risulta frequentemente ben definito, mentre nelle ricostruzioni con impianti
è spesso insufficiente. È raccomandabile quindi, e sta diventando
sempre più una procedura abituale, di ricostruire il solco chirurgicamente.
La tecnica più usata consiste nello scolpire allinterno della tasca
protesica ed a livello del futuro solco la fascia superficiale suturandola poi,
con materiale riassorbibile o no, alla parete toracica.
Ricostruzione dopo mastectomia con trasferimenti di tessuti
LEMBO TORACO-DORSALE
Si
ricorre a questa tecnica quando, pur in presenza di un piano muscolare trofico,
la cute, insufficiente e/o anelastica, è inadatta ad accettare una protesi
di volume adeguato. Il lembo viene scolpito (Fig. 14A) con direzione latero
posteriore, con la base centrata sul solco sottomammario. Il lembo, con inclusa
la fascia muscolare sottostante, viene ruotato di circa 90° nella perdita
di sostanza derivante da unincisione a livello del pilastro ascellare
anteriore, che di solito ripercorre la cicatrice della mastectomia (Fig. 14B).
La protesi viene inserita in uno spazio realizzato al di sotto del muscolo pettorale,
distaccando le inserzioni mediali e inferiori e sollevando in parte la fascia
del muscolo retto e del muscolo obliquo. Il lembo toraco-dorsale permette di
effettuare una ricostruzione in un tempo unico rispetto allespansione.
Questa tecnica, che può essere considerata unalternativa in questi
casi, reintegra selettivamente il rivestimento cutaneo nei quadranti esterni,
con una forma finale più naturale. Le cicatrici residue allimpiego
del lembo, pur essendo piuttosto lunghe, offrono il vantaggio di rimanere nellambito
della sede ricostruita e di poter essere nascoste dal reggiseno.
LEMBO MIOCUTANEO DI GRANDE DORSALE
Le indicazioni alluso di questo lembo sono costituite da
esiti di demolizioni ampie, con piani cutanei e muscolari tesi, sottili e ipotrofici,
o in presenza di esiti di RT o di QuaRT.
Il trasferimento dellunità muscolo-cutanea permette di ripristinare
sia il piano muscolare, sostituendo o integrando il muscolo pettorale, sia il
rivestimento cutaneo. Nella grande maggioranza dei casi è necessario
integrare il volume con limpianto di una protesi.
Scegliendo
la tecnica che prevede luso del grande dorsale bisogna controllarne presenza
e trofismo: ciò si ottiene facendolo contrarre con la semplice manovra
di provocare ladduzione contro resistenza a braccio abdotto di 90°.
È importante progettare le dimensioni e lorientamento dellisola
cutanea da trasferire. Dopo aver valutato lentità del tessuto da
reintegrare, si disegna sullarea di proiezione del dorsale unisola
il cui maggior asse sarà orizzontale od obliquo a seconda di come sarà
necessario orientare il lembo sulla regione mammaria. Un orientamento orizzotale
sul dorso corrisponderà ad un orientamento verticale od obliquo anteriormente.
Le dimensioni dellisola cutanea sono mediamente di 12 x 8 cm (Fig. 15A).
Durante il tempo di isolamento del lembo, della scheletrizzazione del peduncolo
vascolare allascella, fino al trasferimento alla regione mammaria attraverso
un tunnel sottocutaneo, il paziente è in decubito laterale. A questo
punto viene messo in decubito supino ed il lembo suturato alla periferia della
tasca precedentemente realizzata. La protesi viene impiantata sotto il piano
muscolare, e lisola cutanea viene suturata nello spazio creato dalla riapertura
della cicatrice della mastectomia. Anche qui è molto importante laccurata
delimitazione del livello del solco sottomammario (Fig. 15B). Il lembo di grande
dorsale costituisce unalternativa alluso del retto addominale, pur
essendo molto più adatto a ricostruire mammelle non troppo grandi e ptosiche.
LEMBO MIOCUTANEO DI RETTO ADDOMINALE
Mediante questo lembo è possibile trasferire nella regione
mammaria unampia area di cute e tessuto adiposo compresa tra lombelico,
il pube e le due spine iliache. Il peduncolo vascolare che assicura la sopravvivenza
del lembo è costituito dallarteria epigastrica superiore che percorre
il muscolo retto, ed attraverso rami perforanti, irrora una vasta area cutanea.
Questa tecnica è indicata nei casi in cui sia necessario adeguarsi ad
un seno controlaterale grande e ptosico, quando i tessuti residui alla mastectomia
siano insufficienti a permettere lutilizzo di altra tecnica, o quando,
comunque, sia necessaria una grande quantità di cute.
Frequente luso in esiti di RT.
I
vantaggi legati a questo lembo sono:
1. notevole apporto cutaneo;
2. apporto di tessuto adiposo in quantità sufficiente a ripristinare
il volume mammario senza utilizzare protesi;
3. risultato estetico normalmente superiore ad altre tecniche, per la possibilità
di ricreare una ptosi più naturale della mammella;
4. spostabilità della mammella ricostruita simile alla norma.
Daltro canto esistono svantaggi non lievi:
l. ampia cicatrice addominale residua nella zona di prelievo;
2. debolezza della parete muscolare addominale conseguente allasportazione
di uno o due muscoli retti con possibile, ma rara, comparsa di laparoceli;
3. lunghezza dei tempi operatori e della degenza: si tratta di un intervento
maggiore, con necessità di autotrasfusione. Questo intervento richiede
un training particolare per ottenere risultati buoni. Fondamentale è
anche conoscere
quali sono le controindicazioni che potrebbero creare problemi vascolari al
lembo. Le più comuni sono:
1. grande obesità;
2. fumo;
3. diabete;
4. turbe microvascolari.
Il lembo di retto può essere mono o bipeduncolato: questo secondo caso
viene scelto per una maggior garanzia di una buona vascolarizzazione o quando
larea cutanea da trasferire sia particolarmente ampia: la tecnica prevede
che vengano sollevate con il lembo due strisce di muscolo anziché una.
Unalternativa può essere il trasferimento microchirurgico, con
anastomosi allascella dei vasi epigastrici. In questo caso il peduncolo
è rappresentato dai vasi epigastrici inferiori, che nellambito
del lembo cutaneo adiposo sono vasi dominanti, e quindi con una vascolarizzazione
più sicura. Nella tecnica del lembo monopenducolato il muscolo da ruotare
è preferibilmente quello controlaterale alla mastectomia poiché
langolo di rotazione risulta più favorevole. Il lembo viene delimitato
con unincisione cutanea fino alla fascia muscolare (Fig. 16A-B) e quindi
distaccato da essa tranne che per la porzione sovrastante il muscolo da utilizzare,
dalla linea arcuata a circa 2-3 cm al di sopra dellombelico. La cute addominale
superiormente al lembo viene distaccata dalla fascia muscolare, e viene preparato
un tunnel che connette lo spazio sottocutaneo addominale e larea della
mastectomia, che viene riaperta. Il muscolo retto viene isolato dalla sua fascia
e sezionato a livello della linea arcuata, in modo da mantenere la sua unica
connessione superiormente allarcata costale. Il lembo viene trasferito
nella regione mammaria (Fig 16C) e qui modellato: una parte verrà disepitelizzata
e inserita sotto la cute mammaria residua. (Fig. 16D).
Ricostruzione di areola e capezzolo
Per
la ricostruzione di queste strutture è stata proposta una grande varietà
di metodi, molti dei quali sono ormai obsoleti. Proponiamo qui le tecniche attualmente
più usate. La scelta dellesatta collocazione dellareola è
di importanza critica. Si aspetti quindi che gli esiti degli interventi praticati
siano stabilizzati, e si scelga il punto giusto, non solo con misurazioni dalla
clavicola e dalla linea mediana, ma anche a colpo docchio
e tenendo conto di come apparirà il seno allinterno del reggiseno
e con il cambiamento di posizione.
Capezzolo
Trapianto dal controlaterale. Se il capezzolo controlaterale è grosso o molto sporgente il metodo più semplice è quello di prelevarne metà e trapiantarlo, come innesto composto libero, su di una piccola area disepitelizzata. Dal punto di vista estetico è forse la scelta migliore, dato che il tipo di tessuto e il colore sono identici. Tecnica ad abbraccio. Intorno allarea di impianto del capezzolo vengono delimitati due lembi triangolari (Fig. 17A) che vengono sollevati insieme al tessuto sottocutaneo. Il peduncolo del lembo cutaneo è in corrispondenza della base del futuro capezzolo (Fig. 17B-C). I due lembi triangolari vengono suturati luno allaltro per formare un cilindro di circa 1 cm di altezza e base, e le aree sedi di prelievo dei due lembi suturate (Fig. 17D). Tecnica di Little (skate). Dopo avere delimitato sulla cute la base del capezzolo e unaltra area che ne rappresenta la proiezione (Fig. 18A), si distaccano a livello dermico due lembi di cute adiacenti che faranno da rivestimento alla parte centrale del capezzolo, scolpita in modo tale da conservare un notevole spessore di sottocute nel lembo (Fig. 18B). Si procede alla sutura del capezzolo, (Fig. 18C), mentre larea cruenta residua verrà ricoperta da un piccolo innesto (Fig. 18D). Con la tecnica dei lembi ad abbraccio è possibile chiudere direttamente la zona di prelievo, mentre con lo skate è necessario un innesto di cute. Il secondo metodo però permette una maggior proiezione del capezzolo, tanto da rendere talvolta necessaria una regolarizzazione chirurgica.
Areola
Innesto dallareola controlaterale. È possibile quando
il seno sano venga sottoposto a mastoplastica, e abbia unareola molto
grande. In questi casi la corona esterna viene prelevata come un innesto e trapiantata
controlateralmente. Innesto dalla radice della coscia. È forse la zona
di prelievo più usata, per il colore favorevole della cute, adatta a
riprodurre areole a tonalità bruna. Tutti gli innesti liberi però
sono soggetti con il tempo a cambiamenti di colore anche molto sgradevoli, con
depigmentazioni importanti o al contrario con assunzione di un colore molto
scuro. È per questo che nella maggior parte dei casi è preferibile
il tatuaggio. Pigmentazione mediante tatuaggio. Presenta il vantaggio di non
richiedere spazi operatori, venendo eseguito in una sala di medicazione, e soprattutto
di non aggiungere cicatrici
a quelle esistenti. Il colore viene determinato tenendo come modello lareola
sana, e anche se a volte tende a sbiadirsi o a cambiare tonalità, può
essere ritoccato e corretto successivamente.
Correzione
della mammella controlaterale
Lesito della ricostruzione, a meno che non si utilizzino
tessuti autologhi, è molto spesso di una mammella piuttosto piena nei
quadranti superiori e che non assume il caratteristico aspetto ricadente.
Per ottenere una migliore simmetria è necessario intervenire anche sul
seno residuo, correggendone forma e volume. Normalmente questa correzione, o
mastoplastica controlaterale, viene realizzata in un secondo intervento per
permettere la stabilizzazione della mammella ricostruita, tenendo conto proprio
della forma di questultima. Unalternativa può essere rappresentata
dalla correzione del seno controlaterale durante il primo intervento di impianto
di expander: questo permetterà una eventuale ulteriore correzione al
secondo e definitivo intervento di sostituzione dellespansore. A differenza
delle mastoplastiche a scopo estetico queste correzioni possono cercare di riprodurre
un difetto, come ad esempio riducendo la proiezione apicale, a tutto vantaggio
della simmetria. La tecnica della mastoplastica deve essere quindi scelta in
funzione delle caratteristiche che vogliamo modificare. La correzione del seno
residuo può anche richiedere limpianto di una piccola protesi,
da collocare a riempimento dei quadranti superiori, per meglio riprodurre il
profilo dellaltra mammella.
Il trattamento radioterapico è parte integrante della QuaRT: può essere tuttavia posta indicazione di radioterapia della regione mammaria anche dopo mastectomia totale.
Ricostruzione differita dopo RT
Le conseguenze della radioterapia possono essere molto evidenti o clinicamente quasi invisibili: anche in questi ultimi casi tuttavia è presente una fibrosi sottocutanea ed unipotrofia muscolare. Anche se non esiste una vera controindicazione, unespansione potrà essere realizzata solo in presenza di alterazioni da radioterapia modeste, pur sapendo che anche in questi casi potrà presentarsi una maggior incidenza di retrazione fibrosa. Questa sarà altrettanto frequente in presenza di una protesi definitiva. Raccomandazione: considerare luso di impianti come seconda scelta anche se corretta; considerare luso di impianti con rivestimento di poliuretano; considerare luso di lembi che diventano la prima scelta nei postumi radiodermitici evidenti.
Ricostruzione immediata e RT
Nel caso che liter terapeutico della paziente preveda la
radioterapia della regione mammaria si raccomanda di soprassedere allimpianto
di un expander. Se lindicazione alla radioterapia viene posta dopo limpianto
di un expander o una protesi, non cè unindicazione assoluta
alla sua rimozione prima del trattamento. In un numero elevato di casi si formerà
unintensa retrazione fibrosa e lespansione dovrà essere rimandata
al momento in cui le manifestazioni radiodermitiche acute si saranno esaurite.
Il programma di radioterapia non dovrà esser modificato né nei
tempi né nelle dosi. I lembi di grande dorsale o di retto addominale
possono essere irradiati sia subito dopo lintervento sia a distanza di
tempo.
La chemioterapia si esegue normalmente in presenza di protesi o espansori. È stata descritta unaumentata percentuale di retrazione periprotesica in corso di chemioterapia con riduzione di espandibilità degli impianti. La raccomandazione è di porre la massima attenzione alla sterilità durante i rifornimenti delle protesi e se possibile programmarli al di fuori del periodo di massima alterazione ematologica per diminuire il rischio di infezione.
Le indicazioni allo studio radiologico della mammella con protesi
sono rappresentate dal controllo delle complicanze della mastoplastica e dalla
ricerca di recidive o nuove neoplasie insorte dopo lintervento ricostruttivo
con protesi. In base al momento della loro comparsa nel post-operatorio possono
essere distinte in complicanze immediate, precoci e tardive. Limaging
(RX, US, MR) fornisce un notevole contributo allo studio dellimpianto
protesico e alla diagnosi delle complicanze tardive, per le complicanze precoci
invece, il solo dato clinico obiettivo è di solito sufficiente. La mammografia
è considerata lidagine di primo livello nella valutazione della
mammella ricostruita. Metodologicamente lesame mammografico va condotto
secondo la tecnica di Eklund (spinta della protesi verso la parete toracica
per permettere una adeguata trazione e compressione del parenchima mammario
evitando di includere la protesi stessa nel mammogramma). A causa della eccessiva
densità della protesi non va impiegata lesposizione automatica
ma bisognerà ricorrere a quella manuale (di solito 26-27 kV e 80-100
mAs). La mammografia consente di valutare la regolarità della morfologia
della protesi e la presenza eventuale della capsula fibrosa, un impianto normale
appare generalmente liscio ed emisferico. Minime lobature o gonfiori sono comuni
e aspecifici. La fibrosi pericapsulare appare come una stria radiopaca di spessore
maggiore di 3-4 mm, a volte separata dalla protesi da una linea ipodensa più
o meno sottile che segue il profilo della protesi stessa. Non è possibile
evidenziare le rotture intracapsulari perché linvolucro non è
distinguibile dal contenuto e non è possibile valutare leventuale
presenza di una doppia camera. Nel caso di rotture extracapsulari si osserva
la presenza di una grossolana polilobatura dellimpianto e di multiple
opacità costituite da noduli di gel di silicone e/o granulomi da corpo
estraneo; la mammografia non è in grado di differenziare queste due entità.
Lo studio mammografico è fondamentale nel follow-up degli interventi
di mastoplastica ricostruttiva specialmente se la neoplasia asportata presentava
focolai di microcalcificazioni in quanto è lunica indagine in grado
di identificare le microcalcificazioni e in genere i segni più precoci
di neoplasia. Lecografia ha un ruolo specifico nello studio delle mammelle
con protesi dove la mammografia può essere fortemente limitata. Allesame
ecografico il normale impianto protesico appare completamente anecogeno con
stria iperecogena sottile a delimitare la protesi, se è monocamera, mentre
è presente una linea iperecogena ondulata, continua allinterno
dellimpianto se è a doppio lume; tale linea iperecogena delimita
la camera interna dallesterna. La fibrosi periprotesica si presenta come
una sottile linea iperecogena di spessore maggiore di 3 mm e con andamento polilobato
del profilo. Lesame US è in grado di identificare le complicanze
precoci quali ascessi ed ematomi, è inoltre in grado di identificare
granulomi da corpo estraneo, noduli di gel di silicone e quindi di sospettare
rotture protesiche. La rottura intracapsulare si manifesta agli US con la presenza,
in sede endoprotesica, di echi lineari o curvilinei disposti alternativamente
allinterno dellimpianto (stepladder sign) o sotto forma di irregolari
aggregati di medio e basso livello nel contesto dellimpianto. Nella rottura
extracapsulare si osservano, oltre alla discontinuità della parete, aree
nodulari ipoanecogene periprotesiche, con irregolari ammassi dechi endoprotesici,
o il tipico noice periprotesico (snowstorm) legato alla fuoriuscita di silicone;
si possono inoltre osservare noduli ipo-iperecogeni, circondati da parenchima
iperecogeno, corrispondenti a granulomi composti da silicone libero e tessuto
fibrotico reattivo circostante. Lesame US mostra nello studio dellintegrità
protesica una sensibilità del 44%, una specificità del 87% e unaccuratezza
diagnostica del 66%.
La RM tra le diverse tecniche dimaging è il metodo più accurato
nello studio della mammella ricostruita, in quanto sono possibili sequenze che
possono differenziare il silicone dal parenchima mammario circostante. Luso
di sequenze con soppressione del segnale del grasso o dellacqua permette
di differenziare le varie componenti protesiche consentendo una precisa caratterizzazione
tissutale. Poiché la frequenza di risonanza del silicone è vicina
ma non identica a quella del grasso, è possibile, con sequenze Inversion
Recovery, annullare il segnale del tessuto adiposo tenendo alto quello del silicone.
La RM grazie alla buona definizione spaziale consente di valutare molto bene
i limiti della protesi, leventuale presenza di due camere, lintegrità
dei rispettivi involucri, il parenchima periprotesico e le strutture più
profonde. Limpianto protesico integro si presenta come unarea ovalare
a margini netti e regolari e a contenuto generalmente omogeneo. La capsula fibrosa
periprotesica appare come una linea ipointensa in tutte le sequenze non distinguibile
dalla parete protesica. Per quanto riguarda le complicanze, nel caso di rottura
intracapsulare si osserva un discreto grado di collasso dellinvolucro
e si apprezzano allinterno del gel, iperintenso nelle sequenze T2 pesate,
delle immagini convolute ipointense che ricordano limmagine dellinvolucro
ripiegato su se stesso (linguine sign). Nel caso di rottura extracapsulare si
osserva chiaramente la soluzione di continuo dellinvolucro, della capsula
e la fuoriuscita del gel, che mantiene le stesse caratteristiche di segnale
nel parenchima ghiandolare. Luso del mezzo di contrasto in RM (Gd-DTPH)
infine, dà un importante contributo alla ricerca di recidive, permette
infatti di discriminare la patologia maligna dai fenomeni fibrotici cicatriziali
e reattivi allimpianto protesico. La RM risulta essere il metodo gold
standard nella valutazione dellintegrità dellimpianto,
con una sensibilità dell88%, una specificità prossima al
100% e unaccuratezza diagnostica del 94%; tuttavia bisogna ricordare i
suoi elevati costi e talvolta il rifiuto delle pazienti a sottoporsi a questo
esame.
I medici dovrebbero informare le donne sui seguenti punti:
cosè la ricostruzione;
possibilità ricostruttive ed indicazioni specifiche;
i tempi della ricostruzione (immediata o differita);
indicazioni per una ricostruzione con protesi o con tessuti autologhi;
problematiche e tempi della ricostruzione con protesi;
utilizzo di protesi al silicone e relativi problemi;
complicanze della ricostruzione con protesi;
quali interventi si eseguono utilizzando tessuti autologhi;
il gran dorsale ed il retto delladdome;
quali sono le indicazioni;
quali sono le caratteristiche di questi tipi di interventi;
quali risultati si ottengono e quali sono le complicanze;
necessità di correzione della mammella controlaterale;
con quali tecniche;
la ricostruzione del capezzolo e dellareola.